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EQUIPOTENZIALITA'
Possiamo affermare che la sicurezza data dall’impianto di terra è più legata alla sua equipotenzialità che al valore in assoluto della RE.
E’ importante che nello stesso impianto ci sia un nodo equipotenziale di riferimento al quale devono fare capo tutti i conduttori di protezione dei circuiti elettrici e le connessioni delle masse estranee dell’impianto, e l’eventuale neutro del sistema TN. Nel quadro elettrico principale di distribuzione dell’energia deve sempre
esistere una piastra equipotenziale di terra (es. pag. 35).
Molto spesso accade che nei collegamenti tra le masse estranee si commettano degli errori grossolani di interconnessione, generando delle correnti galvaniche molto dannose che nell’arco di pochi anni producono perforazioni delle tubazioni, corrosione dei dispersori, corrosione dei collegamenti.
Un esempio: se partiamo da un nodo equipotenziale con un unico conduttore di rame ed andiamo a collegare insieme tubi di acciaio zincato, tubazioni del riscaldamento di rame, e così via, creiamo una catena di giunzioni galvaniche tra metalli diversi. Il risultato finale sarà una forte corrosione di tutti i componenti ferrosi.
Se si utilizzano conduttori di collegamento di natura diversa può risultare utile l’uso di piastre equipotenziali in acciaio inossidabile o zincato a caldo, con fori per i capicorda o con morsetti di ottone o ottone nichelato, per attenuare eventuali giunzioni galvaniche.
L’equipotenzialità non sempre si ottiene tramite un collegamento diretto, in molti casi l’equipotenzialità si ottiene attraverso l’interposizione di limitatori di sovratensione.
Riportiamo alcuni esempi: se abbiamo delle tubazioni che trasportano fluidi pericolosi quali gas e benzina, può capitare che lungo la tubazione, nelle zone di pompaggio, ci siano dei giunti isolanti che separano il tratto di tubazione interrata soggetto alla protezione catodica. In questi giunti non è possibile ripristinare la continuità direttamente con un collegamento metallico; si verrebbe ad annullare una buona parte della protezione catodica. In questi punti, sarà necessario inserire dei limitatori di tensione di tipo spinterometrico, a prova di esplosione o di tipo normale a seconda che si tratti di un fluido pericoloso o no come l’acqua o altro.
Un altro esempio di collegamento equipotenziale tramite limitatori sono le linee elettriche, siano esse di potenza o di segnale.
Infatti le linee elettriche sono delle «masse estranee» particolari rispetto a tutti i fenomeni di sovratensione che si sviluppano nelle linee stesse colpite da fulminazione diretta o indiretta.
Il caso più facilmente comprensibile è costituito dalla linea elettrica che alimenta un edificio provvisto di impianto base del parafulmine.
Nell’istante in cui l’edificio viene colpito dalla scarica atmosferica tutto il sistema di terra e tutte le masse estranee alzano il loro potenziale rispetto ai punti del terreno posti ad una certa distanza rispetto all’edificio e rispetto alle linee elettriche entranti.
Per evitare che la sovratensione possa scaricarsi sulla linea è obbligatorio installare all’ingresso, nel punto più vicino al nodo equipotenziale, dei limitatori di sovratensione che abbiano una capacità di scarica idonea (CEI 81-10/2 e CEI 81-10/4).
Dimensionamento dei conduttori equipotenziali
I conduttori equipotenziali necessari per il collegamento delle masse estranee a livello del terreno sono quelli principali.
Tali conduttori svolgono la funzione di collegamento fra collettore principale di terra ed un certo numero di masse estranee.
Per questi conduttori, la norma prescrive le seguenti sezioni-minime: metà della sezione del conduttore di protezione di sezione pià elevata dell’impianto, con un minimo di 6 mm2; non è richiesto che la sezione superi 25 mm2 se il conduttore equipotenziale è di rame, o se il conduttore è di materiale diverso presenta una sezione di conduttanza equivalente.
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