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22  maggio 2012
 
 
   
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ESEMPIO DI APPLICAZIONE

Vengono rappresentate una serie di esempi che raccolgono le diverse tipologie di impianti di terra in relazione al sistema di distribuzione ed alle necessità di servizio dell’impianto elettrico. Si tratta di applicazioni realizzate che possono contribuire a risolvere alcuni problemi pratici della progettazione e della installazione di impianti.
Negli esempi riportati sono stati proposti materiali volutamente eterogenei per consentire all’utente una scelta mirata che tenga conto della loro compatibilità.
Si ricorda che i migliori risultati di durata dell’impianto si ottengono con materiali omogenei.

Sistemi TT per edifici ad uso abitativo e terziario
Come si nota in dis. 5.1 si tratta certamente dell’impianto più semplice da realizzare in quanto il valore della resistenza di terra da raggiungere è solitamente:

UL = 50 V per ambienti ordinari.
UL = 25 V per cantieri, locali ad uso medico, locali agricoli in presenza di bestiame.
RA = somma delle resistenze del dispersore e dei conduttori di protezione delle masse in ohm.
Id = corrente nominale differenziale del dispositivo di protezione a monte del sistema di distribuzione.
È diventata una prassi comune l’impiego dei differenziali nei sistemi TT, e consideriamo che dal punto di vista tecnico-economico rappresentino la soluzione migliore.
L’impianto di terra sarà certamente semplice, perchè saranno sufficienti impianti con RA compresa tra qualche decina e qualche centinaio di ohm. Anche in terreni difficili sarà sufficiente utilizzare alcuni picchetti verticali (2÷4) conficcati a distanza almeno 2L se con L indichiamo la lunghezza del picchetto singolo.
In alternativa un dispersore a piastra di tipo PT4 A + B sarà già sufficiente. Ricordiamo che ad esempio piantare due picchetti verticali accostati nello stesso pozzetto non ha un effetto migliorativo sul valore finale di RA.
Si ricorda inoltre che la migliore soluzione tecnica è quella di utilizzare i dispersori intenzionali DA associati a dispersori naturali DN perché mentre i primi sono sempre verificabili e servono unicamente allo scopo della dispersione; i secondi possono subire modifiche non sempre controllabili.
Un argomento spesso dibattuto è quello dell’utilizzo o meno dei pozzetti di ispezione. Dal punto di vista delle norme non è necessario avere una ispezionabilità degli elementi del dispersore, mentre dal punto di vista della manutenzione e della verifica dell’efficienza dell’impianto il pozzetto può essere utile: rende visibile lo stato di corrosione dei singoli componenti, permette inoltre l’integrazione dei dispersori verticali prolungabili.

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