Ambienti a maggior rischio in caso di incendio
Con le Varianti V3 e V4 sono state introdotte, nel 2006, due importanti modifiche
delle prescrizioni riguardanti gli impianti elettrici in locali a maggior rischio in caso
di incendio.
Le prescrizioni riportate nell’art. 751.04.3 della precedente edizione sono state
modificate allo scopo di migliorare i provvedimenti da prevedere per evitare o
comunque per limitare i danni che potrebbero essere provocati a persone e,
oppure, a cose in caso di incendio negli ambienti a maggior rischio per l’elevata
densità di affollamento o per l’elevato tempo di sfollamento.
E’ stato richiesto che per i cavi delle condutture che non siano incassate in
strutture non combustibili, che non siano realizzate con cavi in tubi protettivi od
in altri involucri metallici aventi grado di protezione almeno IP4X, o che siano
neppure realizzate con cavi ad isolamento minerale sprovvisti di guaina non
metallica, sia valutato adeguatamente il rischio nei riguardi dei fumi, gas tossici
e corrosivi (vedi Figura 14).
Nello stesso articolo vengono indicati i cavi, del tipo senza alogeni LS0H, che
sono considerati adatti al precedente scopo, a condizioni tuttavia che essi siano
installati in quantità tale da non superare determinati volumi di materiale non
metallico, con la precisazione che, qualora questi volumi vengano superati, devono
essere adottati adeguati provvedimenti, quali sbarramenti o barriere. Nel commento
allo stesso articolo si informa che nella Guida CEI 64-50 sono riportate tabelle
che indicano il numero massimo di cavi che si consiglia di installare per non
superare tali volumi.
Si precisa anche che nell’articolo 751.04.2.7 di questa stessa Sezione 751 è
stata introdotta la possibilità, quando nei sistemi TT e TN sia richiesta per
determinati circuiti la protezione mediante dispositivi a corrente differenziale
aventi corrente nominale di intervento non superiore a 300 mA anche ad intervento
ritardato, di ricorrere, limitatamente ai circuiti di distribuzione per i quali non sia
possibile evitare scatti intempestivi, all’uso di dispositivi di protezione a corrente
differenziale con corrente differenziale nominale non superiore ad 1A, ammettendo
anche per questo caso l’intervento ritardato.
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