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7  febbraio 2012
 
 
   
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Ambienti a maggior rischio in caso di incendio

norme CEI

Con le Varianti V3 e V4 sono state introdotte, nel 2006, due importanti modifiche delle prescrizioni riguardanti gli impianti elettrici in locali a maggior rischio in caso di incendio.
Le prescrizioni riportate nell’art. 751.04.3 della precedente edizione sono state modificate allo scopo di migliorare i provvedimenti da prevedere per evitare o comunque per limitare i danni che potrebbero essere provocati a persone e, oppure, a cose in caso di incendio negli ambienti a maggior rischio per l’elevata densità di affollamento o per l’elevato tempo di sfollamento.


E’ stato richiesto che per i cavi delle condutture che non siano incassate in strutture non combustibili, che non siano realizzate con cavi in tubi protettivi od in altri involucri metallici aventi grado di protezione almeno IP4X, o che siano neppure realizzate con cavi ad isolamento minerale sprovvisti di guaina non metallica, sia valutato adeguatamente il rischio nei riguardi dei fumi, gas tossici e corrosivi (vedi Figura 14).


Nello stesso articolo vengono indicati i cavi, del tipo senza alogeni LS0H, che sono considerati adatti al precedente scopo, a condizioni tuttavia che essi siano installati in quantità tale da non superare determinati volumi di materiale non metallico, con la precisazione che, qualora questi volumi vengano superati, devono essere adottati adeguati provvedimenti, quali sbarramenti o barriere. Nel commento allo stesso articolo si informa che nella Guida CEI 64-50 sono riportate tabelle che indicano il numero massimo di cavi che si consiglia di installare per non superare tali volumi.


Si precisa anche che nell’articolo 751.04.2.7 di questa stessa Sezione 751 è stata introdotta la possibilità, quando nei sistemi TT e TN sia richiesta per determinati circuiti la protezione mediante dispositivi a corrente differenziale aventi corrente nominale di intervento non superiore a 300 mA anche ad intervento ritardato, di ricorrere, limitatamente ai circuiti di distribuzione per i quali non sia possibile evitare scatti intempestivi, all’uso di dispositivi di protezione a corrente differenziale con corrente differenziale nominale non superiore ad 1A, ammettendo anche per questo caso l’intervento ritardato.

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